Badia Lost and Found: la cultura come mezzo di rigenerazione urbana

La cultura come mezzo di rigenerazione urbana e riscatto; l’esaltazione del rapporto tra pubblico e privato come strada da seguire per raggiungere progetti ambiziosi. Sono i binari lungo i quali corre il progetto Badia Lost and Found, nato a Lentini, nella zona nord della provincia di Siracusa. A raccontarcelo è Giorgio Franco, presidente di Badia Lost and Found.

Siete una start up formata da giovani che hanno deciso di scommettere sulla Sicilia. Com’è nata l’idea di creare questo progetto?

Lost and Found è nato da un gruppo di ragazzi e ragazze che avevano voglia di lasciare un segno sul territorio, un territorio che troppe volte è mortificante, non riserva spazi per occupare il tempo libero con attività edificanti. Noi ci siamo trovati davanti a un bivio: fare la valigia e andare via dalla Sicilia o restare e provare a fare qualcosa per il nostro territorio. Abbiamo scelto la seconda strada puntando a rilanciare e dare nuova vita a un luogo tra i più importanti del nostro patrimonio culturale: Palazzo Beneventano a Lentini. Era un palazzo che insieme a tanti altri beni non veniva fruito ed era chiuso. Tra mille difficoltà e tanti mesi di confronto, abbiamo presentato le nostre proposte all’amministrazione comunale e, grazie anche alla collaborazione con l’associazione Italia Nostra, siamo riusciti ad avviare il nostro progetto, rendere fruibile questo bene pubblico riaprendolo e valorizzandolo.

Palazzo Beneventano è un esempio di eccellenza nel rapporto tra pubblico e privato…

Verissimo, abbiamo proposto all’amministrazione pubblica uno strumento di legge inserito nel codice degli appalti, il partenariato speciale pubblico-privato che dà la possibilità di gestire un bene pubblico come Palazzo Beneventano per 25 anni. Avere la possibilità di investire su un arco temporale così lungo ovviamente dà la possibilità di valorizzare ulteriormente il bene mettendo in campo quegli investimenti che il pubblico non può fare. Riteniamo che, soprattutto sotto questo punto di vista, il rapporto tra pubblico e privato sia sempre più importante e non è un caso che la nostra iniziativa sia seguita anche dal ministero. Il nostro è un progetto inclusivo, che vuole coinvolgere la città e mettere a disposizione della gente un bene che è patrimonio di tutti.

Qual è la vostra proposta più originale?

Il nostro è un progetto che parla di rigenerazione urbana ma anche di creazione di experience attraverso processi partecipativi. Parliamo, ad esempio, di esperienze teatrali itineranti simili a quanto accaduto con il Teatro tascabile a Bergamo che è stato uno dei primi casi in Italia di partenariato speciale tra pubblico e privato.

Quali sono le prospettive per il futuro?

Vogliamo rendere il patrimonio culturale sempre più accogliente e fruibile, coinvolgendo tutta l’area nord tra Catania e Siracusa. La verità è che troppo spesso si è fatto poco per il patrimonio culturale e noi vogliamo invertire questa tendenza, incrementare l’offerta culturale del territorio e attuare una rigenerazione urbana partecipata e condivisa con l’obiettivo di trasformare questo territorio in un’area intercomunale d’arte dove la gente possa trovare il piacere di fare una passeggiata a cielo aperto immersa nell’arte e nella cultura.